Итальянский Культура
06.07.2026 Читать источник
Умер режиссер и художник Йерван Джаникиан, создатель новаторского кино

В Милане на 85-м году жизни скончался видный представитель авангардного кино Йерван Джаникиан, известный своими работами с архивными материалами. Его наследие, созданное совместно с супругой Анджелой Риччи Луччи, посвящено переосмыслению исторической памяти через поэтику изображения.
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Il regista e artista visivo Yervant Gianikian, tra i protagonisti del cinema d'avanguardia e della rilettura delle immagini d'archivio, è morto a Milano il 3 luglio all’età di 84 anni.
Sperimentatore radicale, Gianikian era nato a Merano nel 1942 da una famiglia di origini armene e aveva fatto della memoria storica il cuore della propria ricerca artistica. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota dalla moglie Lucrezia Lerro, che lo ha definito “un poeta dell’immagine”, invitando il pubblico a continuare ad amare il suo cinema come forma viva della sua eredità.
Il suo nome resterà indissolubilmente legato a quello di Angela Ricci Lucchi, compagna di vita e di lavoro scomparsa nel 2018. Insieme avevano costruito uno dei percorsi più originali e riconosciuti del cinema d’avanguardia internazionale, reinventando il linguaggio delle immagini d’archivio. Non semplici documenti del passato, ma materia viva da interrogare: dettagli dimenticati, sguardi ai margini, violenze nascoste dentro la storia ufficiale.
Film come Oh! Uomo, Pays barbare e I diari di Angela - Noi due cineasti hanno raccontato le guerre, il colonialismo, le tragedie del Novecento attraverso un lavoro quasi artigianale sulle pellicole. Gianikian e Ricci Lucchi rifilmavano materiali d’epoca isolandone frammenti, alterandone il ritmo, soffermandosi su ciò che normalmente sfugge allo sguardo. “È un lavoro maniacale di rapina, da miniaturisti, da copisti egizi, d’archeologi”, scriveva lo stesso Gianikian nel saggio La materia viva del cinema, pubblicato lo scorso dicembre dalla rivista della Biennale di Venezia. “Non la storia o le vicende, ma il volto delle cose”.
Un metodo unico che ha influenzato generazioni di artisti e cineasti, portando il loro lavoro nei principali festival e musei del mondo. La Biennale di Venezia, che li aveva accolti più volte tra Arte e Cinema, ha espresso il proprio cordoglio ricordando Gianikian come “maestro del cinema sperimentale e delle arti visive”. Nel 2015, insieme ad Angela Ricci Lucchi, aveva ricevuto il Leone d’Oro per il Padiglione dell’Armenia alla Biennale Arte.
Fino agli ultimi anni Gianikian aveva continuato a lavorare e a tornare alla Mostra del Cinema di Venezia con i capitoli finali de I diari di Angela, quasi un dialogo mai interrotto con la compagna scomparsa. Il loro cinema, sospeso tra archivio e fantasma, tra documento e poesia, resta uno dei tentativi più profondi di dare un volto umano alla memoria del secolo scorso.
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