Итальянский Медицина
06.07.2026 Читать источник
Девушки, преодолевшие зависимость и психические расстройства, делятся историями исцеления в книге о женской реабилитации

Журналистка Валентина Реджаниане выпустила книгу, основанную на интервью с десятью молодыми женщинами, которые прошли через тяжелые испытания, включая зависимости, расстройства пищевого поведения и суицидальные мысли. Авторы рассказывают о своем пути в терапевтические сообщества, где они нашли поддержку и доказали возможность восстановления после глубоких кризисов.
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Una volta si volevano male. Ragazzi e, soprattutto ragazze. La nostra giornalista Valentina Reggiani ha ha scritto un libro che è un lungo viaggio nelle comunità del CEIS (Centro Italiano di Solidarietà, rete di organizzazioni e comunità terapeutiche no-profit: il primo centro fu fondato a Roma da don Mario Picchi nel 1982, ma oggi esistono diverse sedi autonome in tutta Italia). Ha incontrato diverse ragazze, quasi tutte minorenni, ognuna con una storia, un vissuto e una sofferenza: dalle dipendenze – droga, alcol o affettiva – all’autolesionismo, dall’isolamento sociale ai disturbi alimentari e psichiatrici.
Il libro si intitola ’Il Disagio giovanile: testimonianze di rinascita al femminile’. “È solo toccando il fondo che poi riesci a ritrovarti” hanno affermato le ragazze intervistate. Sono storie che da un lato fanno paura, ma dall’altro rappresentano segnali di speranza. Perché le storie di queste dieci ragazze rappresentano sì un viaggio all’inferno, ma ora queste loro stesse stanno meglio e quindi c’è la dimostrazione, vivente, che da questi inferni si può uscire.
1 SILVIA
"Mi consideravo una pazza, non vedevo vie d’uscita fino a che non arrivò quella diagnosi: disturbo di personalità borderline. E mi si è aperto un mondo. Mi sono sentita meno sola, ma ho continuato a vedere come unica soluzione possibile la morte. A quel punto ho tentato il suicidio e ben più di una volta".
2 MIRIAM
"Ho ingerito una volta tanti farmaci. Volevo cancellare tutto, cancellarmi. Sono rimasta due settimane in ospedale dopo aver tentato il suicidio. Oggi? Oggi è un’altra storia, per fortuna"
3 ANDY
"Perché è iniziata? Non lo so. Li guardavo gli altri, ma era come se loro non vedessero me: facevo fatica anche solo ad entrare in classe e, subito dopo, sono iniziati gli attacchi di panico. Mi sono chiusa in camera e non ne sono uscita per mesi".
4 VERONICA
"Ricordo che all’alba di un giorno di aprile, dopo aver ingurgitato velocemente una bottiglia di gin, ho avvertito il desiderio di nuotare. Ho indossato l’abito più bello che possedevo e sono entrata nell’Adige. Dopo quasi otto anni di alcolismo, percorsi universitari interrotti, lavori abbandonati e relazioni spezzate, sono arrivata a un bivio. Ho capito che non potevo continuare così e ho deciso di entrare in comunità".
5 ANNA
"Mi piacerebbe poter parlare ai giovani, spiegare che la droga, la dipendenza si paga cara. Ero giovanissima quando ho iniziato, non avevo un’identità strutturata e la paura di ricaderci resta; ma ora ho lui, il mio bambino, mio figlio. È la mia forza per non precipitare ancora"
6 GRETA
"E’ solo toccando il fondo che poi riesci a ritrovarti. Mi chiudevo in camera per giorni, rinnegavo la scuola ma anche la mia famiglia. Mi tagliavo perché le ferite facevano meno male dello schifo che avevo dentro. Poi, un giorno, sono arrivata qua, nella comunità Genz-Z, e ho capito che ci sono altri ragazzi e altre ragazze che si sono sentite sole, inutili, non capite come me. Allora ho imparato a volare"
7 SIMONA
"A sedici anni mi hanno ricoverato in psichiatria, a Reggio Emilia: ero strafatta di alcol e droghe e per questo ho avuto la mia prima psicosi. La mamma a casa non mi voleva e dopo il ricovero, sono iniziati i disturbi alimentari ma anche l’attaccamento al sesso, che ho ‘scoperto’ in comunità. Dopo è stato tutto un disastro: tentati suicidi, strada, violenze sessuali ma oggi sono qua".
8 FEDERICA
"I miei disturbi alimentari? Ricordo che la notte sognavo pane e nutella e mi svegliavo dal panico. Ero morsa dentro dai sensi di colpa e allora – pesando di averlo fatto davvero – vomitavo oppure facevo addominali. Era un’ossessione",
9 LISA
"Erano le situazioni in cui ero costretta a restare in gruppo che mi facevano paura. Ora vedo le cose in modo diverso, dopo essere entrata nel progetto Tu.to.r ma ricordo che i problemi sono iniziati in prima superiore, al liceo classico. Ogni giornata la avvertivo come pesantissima, infinita. Ho iniziato ad avvertire il bisogno di uscire dalla classe, per restare sola con me stessa poi, ad aprile, non sono più riuscita ad andare a scuola e sono rimasta a casa, nella mia stanza".
10 DEB
"Malessere, irrequietezza, insoddisfazione. Sono riuscita ad accettare il mio volto, ma non tutto il resto e cercavo ogni genere di metodo per nascondere il mio corpo. La mia voce è ancora un vero e proprio intralcio a quella che sento essere la mia identità ma so che questa cosa, questa situazione, cambierà".
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