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08.09.2026 Читать источник
Tokyo представила новый EP на лейбле Oyster Music, заявив о переходе от уличной сцены к созданию семейной комьюнити

Рэперша Tokyo официально дебютировала с новым альбомом на лейбле Oyster Music, отметив в интервью важность поддержки семьи и стремление расширить аудиторию за пределы уличной сцены. Основатели лейбла подчеркивают, что их миссия заключается в продвижении аутентичности и свободы творчества, создавая для артистов среду, где они чувствуют себя частью большой семьи.
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Tokyo, la nuova voce Gen Z si racconta: «Quello che sono davvero»
È un tardo pomeriggio di inizio settembre, con le temperature ancora più che estive e il ritmo rallentato della ripresa post estate, quando incontriamo (e ascoltiamo dal vivo) per la prima volta Tokyo. Un’occasione speciale, perfetta per un rientro soft nel tran tran milanese alla vigilia di una nuova stagione discografica che promette parecchie novità.
Sulla terrazza con vista della sede milanese di Universal Music Italia, Oyster Music – etichetta guidata da Jacopo Pesce, Shablo e Guè – ha deciso di presentarsi ufficialmente con uno showcase che fa brillare in particolare l’unica artista femminile del roster. Tokyo, appunto.
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Alle spalle, la label conta un paio d’anni di attività e fin dall’inizio la mission dichiarata è stata quella di « andare oltre le dinamiche del mercato di oggi per dare opportunità anche ad artisti nuovi, senza pensare troppo a vendite e numeri», spiega Pesce.
Lo stesso Guè, con orgoglio, all’avvio del progetto parlava di Oyster Music come una «nuova casa, una fabbrica di idee, di arte, dove cercheremo di mettere di mettere in primo piano l’autenticità, la libertà di espressione, la cultura hip-hop e soprattutto la musica» anche grazie al coinvolgimento di «nuovi talenti o talenti già sulla piazza con cui avremo il piacere di lavorare».
Così, dopo Manifesto di Shablo, KG e FASTLIFE 5 di Guè (di nuovo studio per nuova musica) e Antidoto di Tormento (anche per lui fervono le sessioni in studio), l’attenzione in questo momento si concentra su Tokyo che venerdì 4 settembre pubblica il primo singolo ufficiale “ Maria”, brano che dà il titolo anche all’EP in uscita a fine settembre.
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Non possiamo negarlo: l’ascolto ci rapisce immediatamente per carisma e personalità, rivelando una ragazza che a vent’anni ha già le idee chiare e sembra aver vissuto molte vite. Se, infatti, “famiglia” è la parola che ci ripete più spesso nella nostra chiacchierata, questa fa rima con un percorso di ritorno e riscoperta, un avvicinamento dopo un periodo di distanza che porta con sé il bisogno di ripercorrere le sue radici e togliersi anche una certa corazza che aveva indossato.
La nostra intervista a Tokyo
Ci hai presentato live alcuni brani del prossimo EP e in particolare il singolo in uscita. Ci racconti come è nato “Maria ”?
«L’EP si chiamerà Maria, proprio come il singolo che lo anticipa. Per me è più di un titolo, anzi è l’elemento centrale, perché è il mio vero nome (il nome completo all’anagrafe è Maria Fatima, ndr ). Tutto è partito dal fatto che la mia bisnonna si chiamava così, lei ha fatto la guerra ed è stata in un campo di concentramento in Indonesia. Io, infatti, sono per metà olandese e l’Olanda aveva colonizzato l’Indonesia.
Quando i giapponesi decisero di liberare l’Indonesia, hanno raccolto tutti gli invasori nei campi di concentramento; tra loro, c’erano anche mio nonno e le sue sorelle. La mia bisnonna, purtroppo, non è sopravvissuta: è morta di tubercolosi in uno di quei campi e la sua tomba si trova a Giacarta.
Volevo onorare questa storia, considerando che la mia bisnonna è stata una guerriera e che anch’io ho passato tante cose, per cui posso dire di aver vissuto la mia guerra. Mi piace prendere ispirazione da lei, che sicuramente ha vissuto un’esperienza totalmente diversa dalla mia, ma che ho scelto come figura di riferimento».
Anche il videoclip ha una storia speciale.
«Sono voluta andare in Indonesia a girare il video di Maria proprio per onorare lei, il suo nome e il mio nome, ma anche quello delle mie sorelle che si chiamano Angela Maria Carmen e Donata Maria Lourdes. Per tale motivo ribadisco che questo nome per me è molto importante e rispecchia la mia persona.
Fino a oggi, nelle canzoni, ho sempre messo dei filtri, degli scudi facendomi vedere un po’ più aggressiva, un po’ più street, quasi per non mostrare il mio vero lato, perché in realtà sono una persona molto fragile. Con Maria voglio far capire che ho tolto questi scudi e che finalmente si vede la persona che sono davvero».
Tokyo è quello che faccio vedere, Maria è quello che sono veramente.
Questo switch artistico è legato a un episodio particolare o senti semplicemente di essere cresciuta?
«Sono cresciuta tanto. Lo so, ho solo 20 anni e ho iniziato a cantare quando ne avevo 17 o 18, ma in questi anni ho conosciuto tante persone, ho conosciuto il mondo, ho vissuto da sola e mi si sono aperte tante cose nella testa. Quindi, mi si sono risvegliate tante consapevolezze. Ho voluto mostrare questa crescita anche alle persone che mi ascoltano. Voglio far vedere la vera parte di me stessa perché penso sia giusto così. Ed è anche una liberazione per me: non puoi fingere per sempre di essere una persona forte.
Con Maria voglio, quindi, mostrare anche la mia fragilità. Nell’EP ci saranno tanti pezzi e tante tracce in cui sono molto più aperta, sia melodicamente sia dal punto di vista musicale. Si vede la mia crescita: mi sono impegnata, ho preso lezioni di canto e di pianoforte. Mi sono aperta musicalmente, ma anche mentalmente, emotivamente e personalmente.
Ci saranno tanti pezzi più melodici. Tra l’altro, in uno di questi c’è anche la mia sorellina piccola. Ho voluto aprire ancora di più questa parte di me, inserendo lei e mostrando quanto sia importante per me la mia famiglia».
Quanto è stata importante la famiglia nella tua musica e nella tua vita?
«In questi anni, mentre crescevo musicalmente e personalmente, ho vissuto anche tanti tradimenti. Ho capito che la famiglia è l’unica realtà sulla quale potevo davvero contare. Sono gli unici che sono sempre rimasti al mio fianco e che, alla fine, mi hanno sempre aiutata. Nonostante io abbia anche vissuto da sola e sia sempre un po’ scappata dalla situazione che avevo in casa, le persone più importanti per me sono mia mamma e le mie sorelle».
Possiamo, quindi, parlare di un ritorno, di una riscoperta del rapporto con la tua famiglia?
«Sì. La famiglia c’è sempre stata, però crescendo ho capito molto di più questo lato. Ho riallacciato tanti rapporti con la mia famiglia e ho compreso quanto sia importante averli al mio fianco».
Come sei arrivata, invece, in Oyster Music?
«Ho incontrato Guè di persona che già conosceva i miei pezzi e mi ha fatto i complimenti. Abbiamo parlato tutta la sera e ci siamo trovati subito bene. Qualche giorno mi hanno detto che era interessato a firmarmi nella sua nuova etichetta. Abbiamo preso la proposta in considerazione ovviamente e, tra una cosa e l’altra, ci siamo accordati sui vari aspetti e ho firmato con loro.
Sono molto contenta di averlo fatto perché sono persone adulte, con un passato musicale molto importante: m mi stanno facendo crescere e mi stanno insegnando tante cose. Secondo me non potevo trovare persone migliori con cui firmare. Sono veramente contenta».
Con questo singolo e l’EP, in qualche modo, inauguri un nuovo anno scolastico?
«Sì, alla fine per me è veramente come un anno scolastico nuovo! Se mi avessi vista due o tre anni fa, avevo tutta un’altra mentalità. Mi mettevi davanti a un microfono ed ero aggressiva, buttavo fuori troppe emozioni nel modo sbagliato. Guè e tutto il team mi hanno insegnato a gestirle, a scrivere e ad ascoltare. E io ho ascoltato i loro consigli, crescendo grazie a questo. Mi sono aperta a tanti altri generi musicali.
Sono felice anche delle persone che ci sono all’interno dell’etichetta. Bliz, per me, è una persona molto importante, un grande amico che ormai considero come un fratello maggiore. Quando sono in etichetta mi sento in famiglia anche lì. Per me sono diventati tutti una famiglia: c’è chi considero come uno zio, chi come un fratello. È diventata una famiglia anche quella».
Questo ti fa sentire meno la pressione di un sistema che, soprattutto sui giovani, può essere molto forte?
«Sì, esatto, perché questo non è un mondo facile. Per una ragazza giovane è difficilissimo, soprattutto per le critiche. Devi avere tanta autostima e tanta sicurezza. Devi saper comprendere tante cose e imparare subito anche dal punto di vista lavorativo: ci sono i contratti e tante altre cose che devi apprendere. Ripeto, non è facile».
Quale tipo di pubblico ti segue e quale pubblico vorresti raggiungere?
«All’inizio ho conquistato soprattutto un pubblico giovane e street. Ma con questo EP vorrei riuscire a raggiungere anche un pubblico più adulto e, soprattutto, entrare di più nel cuore delle persone, di tutte le età. Vorrei che si affezionassero al mio progetto, perché voglio creare una community, una famiglia.
Voglio ampliare molto il mio pubblico. Non voglio rivolgermi soltanto alla parte street, voglio riuscire a crescere. Perché io nella strada ci ho vissuto, ma non voglio rimanerci. Per me questo progetto è molto importante proprio perché rappresenta una rivoluzione».
Una rivoluzione che è ancora tutta da vivere. E ascoltare.
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