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27.08.2026 Читать источник
ДНК Саванна указывает на индийское происхождение льна и присутствие ДНК морских кораллов

Итальянские ученые обнаружили, что более 55% ДНК на Саванне относится к Ближнему Востоку, а 30% образцов составляют генетические следы морских кораллов. Исследование также предполагает, что само льняное полотно могло быть произведено в Индии, что подтверждается лингвистическими и историческими данными.
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Svelati nuovi segreti sulla Sacra Sindone: «Il lino potrebbe arrivare dall'India e il 30 per cento del Dna rinvenuto è di carote»
Il professore di Genetica dell'Università di Padova, Gianni Barcaccia: «Il telo ha subito una prolungata esposizione nell'area mediterranea, oltre il 55% del Dna umano analizzato appartiene a lignaggi del Vicino Oriente»
«L’analisi del Dna applicata allo studio della Sindone rappresenta una frontiera scientifica di enorme valore, ancora in gran parte da esplorare. Ritengo importante chiarire che questa indagine non mira a stabilire l’età del reperto ma punta ad arricchirne la conoscenza materiale attraverso un approccio metodologico rigoroso». La scienza ritorna da occuparsi della Sindone, il misterioso lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, dove appare l’immagine di un uomo torturato che molti hanno identificato in Gesù di Nazareth. È infatti stato pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo editoriale Nature, un articolo che presenta i risultati di nuove ricerche basate sul sequenziamento del Dna rinvenuto sul telo. Lo studio, che ha analizzato i campioni prelevati nel 1978 dal celebre medico legale Pierluigi Baima Bollone, nasce da un progetto di ricerca realizzato congiuntamente dall’Università di Pavia (referente il professor Alessandro Achilli) e quella di Padova. Referente per Padova è Gianni Barcaccia, professore ordinario di Genetica e Genomica presso la facoltà di Scienze Agrarie e Medicina Veterinaria dell’ateneo patavino.
Professor Barcaccia, l’indagine al radiocarbonio del 1988 eseguita dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo ha datato l’origine del tessuto sindonico tra il 1260 e il 1390. Ci sono novità al riguardo?
«No, in realtà il nostro lavoro non offre una risposta definitiva sull’origine della Sindone. L’analisi metagenomica che abbiamo condotto eleva il Dna al rango di un reperto archeologico che custodisce una memoria preziosa. Possiamo così delineare con precisione solo il percorso storico-geografico del reperto, le modalità di conservazione e le dinamiche di contaminazione».
Quali sono i risultati più interessanti del vostro lavoro?
«In questo studio abbiamo tracciato una mappa genetica complessa tra diversi aplogruppi umani, ovvero insiemi di combinazioni genetiche che derivano da un antenato comune. Il risultato è stato sorprendente: oltre il 55% del Dna umano analizzato sulla Sindone appartiene a lignaggi del Vicino Oriente, il 39% a lignaggi del Subcontinente indiano mentre una quota esigua ha origine nordeuropea».
Perché definisce questa scoperta sorprendente?
«Perché emerge una nuova affascinante ipotesi sull’origine del manufatto. I nostri risultati suggeriscono non solo una prolungata esposizione del telo in area mediterranea, ma anche la possibilità che il lino della Sindone sia stato prodotto in India. Questa tesi trova un riscontro intrigante nell’etimologia del termine “Sindone” che potrebbe essere collegata a “Sindh”, regione storica dell’India in cui si producono manifatture tessili di pregio.
Non potrebbe essere semplicemente una suggestione linguistica?
«Non credo. I testi rabbinici citano il termine “Hindoyin” e le fonti storiche confermano che, in epoca romana, i mercanti attribuivano un valore superiore ai tessuti provenienti dall’area indiana. L’ipotesi di un legame tra la Sindone e l’India, sia per la natura delle materie prime, sia per l’origine del nome, apre un dibattito di ampio respiro sulle rotte commerciali e le interazioni tra le grandi civiltà antiche».
Ritornando alla vostra indagine, cosa ci dicono le contaminazioni a cui è stato sottoposto il reperto?
«I nostri dati dimostrano una prolungata esposizione del telo nell’area del Bacino Mediterraneo, in primis per la presenza di consistenti contaminazioni di Dna di corallo rosso, specie endemica proprio del Mediterraneo. Inoltre, la composizione delle specie vegetali è compatibile con contaminazioni avvenute in epoca non antecedente al Basso Medioevo e con scambi biologici successivi ai viaggi di Marco Polo e Cristoforo Colombo. Alcune di quelle più abbondanti provengono infatti dalla regione Mesoamericana, dall’America Latina, dall’Asia orientale, principalmente cinese. E poi c’è la carota».
La carota?
«Sì, la carota: il 30% del Dna totale rinvenuto nella Sindone è di carote discendenti dalle carote arancioni sviluppate nell’Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo».
Avrà un seguito il vostro studio?
«Al momento mi pare improbabile poiché ci servirebbero altri campioni e reperti sindonici, nonché adeguati finanziamenti».
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Саванна похожа на степь, но здесь могут встречаться полноценные лесные массивы. В зависимости от района, климат может быть как тропический, так и континентальный. Большинство саванн отличается высокой среднегодовой температурой и редкими осадками.