Итальянский Криминал
01.09.2026 Читать источник
Журналист Джулио Мотти отвергает угрозы смерти и призывает не замолчать ради безопасности
Итальянский автор Джулио Мотти заявил, что не намерен прекращать работу из-за постоянных угроз в свой адрес, считая их лишь фоном эпохи. Он осудил практику самоцензуры и публичного смягчения позиций, назвав это формой интеллектуальной нечестности.
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Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Non si scappa dalle minacce di morte"
Giulio Meotti
Le minacce di morte arrivano quasi sempre nello stesso modo.
“Devi morire lurida merda sionista”.
John Maynard Keynes lo disse:In the long run we are all dead.
Negli ultimi giorni ne ho ricevute tante di simili.
Dopo la ventesima, la trentesima, la cinquantesima variazione sullo stesso tema (“islamofobo”, “sionista”, “servo”, “devi morire”), la minaccia perde forza. Diventa rumore bianco.
Frasi cos non mi sorprendono pi. Non perch siano accettabili. Chi le scrive pensa di infliggere paura. Chi le riceve, se ha un minimo di rispetto per se stesso, sa che il rumore di fondo dell’epoca maniacale in cui ci toccato vivere.
Non mi toccano molto non perch sia immune alla violenza fisica o verbale o perch sottovaluti il rischio concreto che a volte quelle parole possono precedere.
Ma chi da anni ha scelto di scrivere contro corrente sa di essere entrato in un territorio minato. Lo sa anche chi osserva l’Europa.
E cos il veleno, quando sputato con tale frequenza, smette di fare effetto su chi ha gi visto il flacone.
Se uno inizia a pesare ogni frase in base a quanto potr far arrabbiare ha gi smesso di scrivere. Ha iniziato a negoziare il proprio silenzio. E io non ho intenzione di negoziare. Tanto vale smettere e cambiare lavoro.
La resa preventiva una forma di disonest intellettuale.
Non significa sottovalutare il clima.
Ma si vince restando sul piano dei fatti e della coerenza. Si vince continuando a scrivere.
Ci si potrebbe ritrarre con eleganza. Un aggiustamento progressivo della voce, un ritocco al lessico, un’omissione che si finge prudenza. Tacere diventa cos una forma di igiene sociale.
Chi cede raramente ammette di avere paura. Parla di responsabilit, di contesto, di non voler “alimentare tensioni”. Come se il vero eccesso non fossero le minacce ricevute, ma la propria chiarezza.
Cos la frase si accorcia, l’aggettivo si smussa, il nome proprio scompare, il carnefice resta un’astrazione e la vittima un’esagerazione.
Questa la forma contemporanea di resa: non la ritrattazione solenne, ma l’ammorbidimento. Si scopre che il silenzio ottiene applausi pi facili della verit. Si scopre che l’ambiente premia chi sa rendersi inoffensivo.
Ammansire un’arte sottile. Si continua a parlare, ma di altro. Si continua a denunciare, ma di bersagli gi autorizzati. Il risultato una lingua addomesticata, capace di descrivere tutto tranne ci che importa.
A quel punto la censura non arriva dall’alto. Si installata dentro, come un riflesso.
E si producono uomini e donne che apparentemente restano in piedi solo perch hanno imparato a chinarsi in tempo.
Possono arrivarne altre, di minacce. Ne arriveranno. Alcune saranno pi volgari, altre pi elaborate, alcune pi inquietanti.
Si continua e si scrive, almeno per ora. Perch se una cosa vera, ancora pi vera dopo che qualcuno scrive in pubblico che dovresti morire per averla detta.
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