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04.09.2026 Читать источник
Четвёртое поколение семьи Маниаки хранит кулинарную традицию знаменитой trattoria Da Pina на вулканическом острове
На острове Вулкано семья Маниаки на протяжении четырёх поколений управляет семейным рестораном Da Pina, где подают блюда из свежевыловленного морепродуктов. Нынешний владелец Франко Маниаки вместе с женой и сыновьями продолжает дело своих бабушки Пины и дедушки Антонино, обслуживая гостей без спешки и строго следуя принципам изолированной жизни острова.
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Il Vulcano di nonna Pina e quei totani leggendari amati da Walter Chiari
Sull’isola di Vulcano, da quattro generazione la famiglia Maniàci gestisce un piccolo ristorante da cui sono passati personaggi famosi. Il titolare Franco: I nonni iniziarono offrendo olive, formaggio e un bicchiere di vino
La storia della famiglia Maniàci, nella frazione di Gelso, è un po’ la storia dell’isola di Vulcano. A raccontarla è Franco Maniàci, nipote della zia Pina, la padrona di casa della trattoria Da Pina, ricercatissima per la cucina casalinga e il pesce fresco, da sempre a conduzione familiare e passata ormai a Franco. Nato e cresciuto a Vulcano, Franco lavora nella trattoria di famiglia da sempre e a 55 anni porta alta la tradizione della zia ormai novantenne, insieme ai figli Claudio e Daniele, 26 e 21 anni, la quarta generazione di Maniàci, e alla moglie Cristina, marchigiana, «che è la parte essenziale della cucina» sorride il marito, seduto nel terrazzo della trattoria, sotto il tipico portico eoliano con le pulere bianche, affacciato sul porticciolo di Gelso. A pochi passi dal faro e dalla chiesetta settecentesca della Madonna delle Grazie, meta di pellegrinaggio e grande devozione da parte degli abitanti dell’isola, e non solo.
I nonni Nunziata e Antonino
«Il locale è stato realizzato dai nonni Nunziata e Antonino, questa era la loro casa, dove anche io sono cresciuto» racconta Franco, famoso tra i clienti anche per la somiglianza giovanile con Massimo Troisi. «I nonni hanno cominciato a dare da mangiare intorno al ‘55, arrivavano i primi turisti in questa parte dell’isola, a metà esatta del periplo rispetto a Vulcano Porto, portati dai barcaioli che qui a Gelso spezzavano il giro via mare. C'era un piccolo porticciolo fatto in legno da mio nonno, che era pescatore, d'inverno lo smontavano per evitare le mareggiate e lo rimontavano tra marzo e aprile». Lì dove oggi c'è il molo di emergenza in cemento, realizzato negli anni Ottanta. «All’inizio i nonni davano le olive, il formaggio, il bicchiere di vino, poi melenzane e caponata, non era una ristorazione, ma un punto di ristoro. Nel ‘58 hanno avviato il locale, hanno costruito il terrazzo per ospitare i clienti e hanno cominciato a fare turismo e ristorazione, però pur essendo pescatori cucinavano conigli e pollame, pensavano fossero più prelibati. Il pesce, invece, lo vendevano a Lipari e a Vulcano Porto. Ma quando hanno cominciato a friggere i totani sono diventati leggenda!» sorride il nipote. E ancora oggi la trattoria, ribattezzata anche “A Gelso…dai Maniàci”, offre solo pescato fresco del giorno e del mare locale: ricciola, sarago, mupa, luvaro, tonno e spada, alici, i totani immancabili e i prelibati gamberetti di nassa, scovati nelle grotte naturali della costa tra la sabbia vulcanica e nera, caratteristica dell’isola.
Gli ospiti famosi da Renato Rascel a Mike
«Al tempo dei nonni non c'era luce elettrica, dietro la trattoria c'era una grotta e mio nonno ci teneva delle botti di vino, un vino naturale che facevano nella parte alta dell'isola, a Vulcano Piano, e che puntualmente a luglio diventava aceto» aggiunge divertito Franco Maniàci «però la gente era talmente allegra e spensierata all'epoca che non se ne curava. Ballavano, cantavano, mangiavano bene e facevano amicizia, bastava questo».
In quegli anni arrivarono anche i primi personaggi famosi, Renato Rascel, Walter Chiari, Mike Bongiorno, Vulcano era una meta molto amata dal jet set, persino dai reali d’Inghilterra. «Si era creato un bell’ambiente anche se il locale era molto spartano, apprezzavano il fatto che qui si cucinava solo quello che il nonno pescava, perché non c’era modo di conservare il cibo. Tutt'ora abbiamo clienti che vengono da cinquant’anni, ci sono i figli dei figli, tra abitanti dell’isola e turisti abbiamo una clientela vastissima». Tanto che nei mesi di luglio e agosto è impossibile trovare posto, se non si è prenotato con larghissimo anticipo. Anche perché Franco e Cristina hanno una regola precisa: un solo turno a pranzo e un solo turno a cena.
Il nonno pescatore
«La nostra filosofia è che la persona si siede a tavola e resta finché vuole, deve stare rilassato, mangiare tranquillo, senza l'ansia di doversi alzare per liberare il tavolo. Inoltre, al cliente devo dare il prodotto che dico io; invece, se aumenti la clientela devi per forza cambiare tipo di prodotto. In agosto molti pescatori non pescano perché fanno fare i giri delle isole ai turisti; quindi, il pesce diminuisce drasticamente e trovarlo in grandi quantità è complicato». Nonno Antonino era arrivato a Gelso durante la Seconda guerra mondiale da Gliaca di Piraino, proprio sulla costa siciliana di fronte Gelso, tra Patti e Capo d’Orlando. «Mio padre aveva tre anni» racconta Franco. «Prima il nonno veniva qui a pescare, poi pian piano si è stabilito a Gelso per tenere la sua famiglia al riparo dalla guerra. Qui pescava, quindi aveva da mangiare, il pane se lo facevano loro, era un posto tranquillo. Tra l'altro lui, essendo l'unico pescatore dell'isola, portava il pesce a Vulcano Piano nella parte alta dell'isola e lo scambiava con altri alimenti. Non aveva bilancia, quindi legava sei pesci con una foglia di canna e li distribuiva di casa in casa. Tanti non avevano i soldi per pagare e gli davano in cambio il formaggio, le olive, così si assicurava un pasto che spesso in Sicilia veniva a mancare per via della povertà e della guerra».
La trattoria
E quando, poi, hanno aperto la trattoria «l'hanno portata avanti con grandi sacrifici» aggiunge il nipote «siamo a 16 km da Vulcano Porto, non c’era la strada e per fare provvigioni utilizzavano la loro barchetta di legno con cui andavano a pescare. Pescavano la mattina, andavano a vendere il pesce a Lipari e a Vulcano e al ritorno facevano la spesa. Ottimizzavano, era una cosa molto faticosa. Tutt'ora se qui ti manca lo zucchero non è che esci e lo compri, bisogna viverlo per capire le difficoltà che ci sono da questa parte dell'isola, che continua a essere ancora una zona isolata. Ma del resto è un po' la sua magia, quello che rende Gelso un luogo così ricercato e speciale. È un posto dove non si arriva facilmente, e tante volte io dico per fortuna. C’è turismo e turismo, penso che questo non sia un posto per tutti».
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