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04.09.2026 Читать источник
Сильви Гилем получила награду «Балерина абсолют» в Позиано: «Мне не хватает такого Рудольфа Нуреева»

Звезда балета Сильви Гилем прибыла на побережье Амальфи для вручения ей премии за карьеру в рамках 54-го фестиваля имени Леонида Массина. В ходе торжественного вечера, посвященного памяти Рудольфа Нуреева, артистка поделилась воспоминаниями о работе с легендарным хореографом и важности классической техники для свободы танца.
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«No, non avevo mai visitato Positano e Li Galli. Per me è una grande emozione: questo mi fa piacere e allo stesso tempo ho un po’ paura di essere triste. Mi manca, e manca anche al mondo della danza, un Rudolf Nureyev così: uno come lui è unico». Sylvie Guillem approda in Costiera per ritirare il riconoscimento alla carriera e di «ballerina assoluta» in occasione del Premio Léonide Massine, che, giunto alla sua edizione n. 54, è in programma domani (ore 20.30) sulla spiaggia grande di Positano. Un gala che nel segno di Nureyev, che scelse di passare il suo tempo libero proprio sulle isolette dei Galli, mette insieme nuove e vecchie glorie della danza provenienti da mezzo mondo: Anna Rose O'Sullivan (Royal Ballet), Hohyun Kang e Lorenzo Lelli (Opéra de Paris), Madison Young e Alessandro Frola (Wiener Staatsballett), Haruka Sassa e Kalle Wigle (Staatsballett Berlin) Alice Mariani, Navrin Turnbull e Claudio Coviello (Scala di Milano). E, per le Promesse 2026 Dillon Brizic (Les Ballets de Monte-Carlo) e Tobias Jørgensen (Royal Danish Ballet). Premio speciale Luca Vespoli a Virginia Attanasio e menzione speciale per Andrea Viliani. Un parterre internazionale che il direttore artistico Laura Valente ha messo insieme intorno alla Guillem «un'interprete che ha insegnato a intere generazioni che la tecnica, quando è vera, non è mai un punto d'arrivo ma serve ad essere liberi». Una ballerina – oggi sessantunenne – che già da dieci anni si è ritirata dalle scene e segue con passione alcune battaglie animaliste ma che «non è mai stata come le altre», nominata étoile dell'Opéra di Parigi a soli 19 anni proprio da Nureyev.
È così, madame Guillem?
«Diventare étoile a 19 anni ha significato non perdere tempo. Ho fatto tutti gli errori che si fanno quando si affrontano i primi ruoli, ma invece di farli a 25 o a 30 anni li ho fatti a 19. Per me è stata una possibilità incredibile, perché non ho dovuto aspettare come ha fatto tutta un'altra generazione. Mi sono goduta tutto quel periodo: a 18-19 anni ero già in primo piano».
Ma l’incontro con Nureyev?
«Per me, e immagino anche per la mia generazione, è stata una fortuna incredibile, un ricordo che è difficile anche solo raccontare, perché è stato, più o meno insieme a un paio di altre persone, il riferimento per il quale la mia carriera è andata in quella direzione».
E com'era lavorare con lui?
«Aveva una visione, ma era anche generoso e per noi giovani, all'epoca, era incredibile. Abbiamo avuto la fortuna di avere Rudolf come direttore e succedevano cose incredibili che lui faceva accadere».
Per esempio?
«Portò Forsythe. Dunque io ero giovanissima e potei incontrare coreografi e persone fantastiche. Lui era così: molto intelligente, ma anche piuttosto selvatico, un po’ difficile da gestire sopratutto perché il mio carattere era un po' come il suo, quindi in alcuni momenti c’erano scontri piuttosto importanti. Ma faceva parte dell'apprendistato della vita, e anche di come comportarsi sul palcoscenico».
Lei si è divisa tra tanti stili, ma ha preferito la danza classica accademica o la contemporanea?
«Ballare, danzare, è muoversi in un certo modo. E ci si può muovere in tanti modi diversi: alcuni preferiscono il classico, altri il contemporaneo. A me piaceva fare tutto, tutti gli stili, e era molto importante per me passare dall'uno all'altro. Per quanto riguarda i ruoli, sia classici che contemporanei, per me non faceva differenza, purché ci fosse qualità».
Nessun ruolo preferito?
«Mi ha sempre fatto piacere interpretare Manon, ho adorato “Romeo e Giulietta”. Ma, allo stesso tempo, qualcosa di speciale è stato “Smoke” con Mats Ek e suo fratello con cui realizzammo un video, o “Bye”, l'ultimo assolo che Mats ha creato per me, o ancora le opere di Forsythe e lo stesso Maliphant ... tutte queste cose sono degli snodi, dei punti cardine, fanno parte dei momenti importanti della mia carriera».
Gli appassionati la ricordano nel 2007 a Napoli, al San Carlo, proprio con Maliphant, lei che ricordi ha?
«Portammo in scena “Push”, una delle nostre coreografie più richieste e, alla fine dello spettacolo, era bello vedere tutti quei giovani in sala: c'era questa energia incredibile da parte del pubblico, giovani e non più giovani. Tutti, alla fine. Ecco, questo è il mio ricordo. Vivo. E Napoli... beh, Napoli è Napoli, qui è un altro pianeta!”.
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