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06.07.2026 Читать источник
Джордж Клуни получил Золотого льва на кинофестивале в Венеции

Актер Джордж Клуни удостоен высшей награды Венецианского кинофестиваля — Золотого льва за вклад в кинематограф. В своей речи он выразил радость от получения награды, отметив, что это также знак того, что он стареет.
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“Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito e ricevere il Leone d’oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”. Così George Clooney ha accolto la notizia del Leone d’oro alla carriera che riceverà all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre. Un riconoscimento che, nelle motivazioni del direttore Alberto Barbera, celebra la figura di un “artista completo”, capace di muoversi con la stessa disinvoltura davanti e dietro la macchina da presa.
La carriera
Un percorso lungo quasi trent’anni con la Mostra, iniziato quando Clooney era poco più che un volto televisivo e culminato oggi con il massimo riconoscimento del festival. Il debutto è del 1998, quando Clooney arriva in laguna per presentare Out of Sight di Steven Soderbergh al fianco di Jennifer Lopez. Per il grande pubblico era ancora il dottor Doug Ross di ER, la serie che lo aveva reso un volto familiare in tutto il mondo ma che rischiava anche di ingabbiarlo in un solo ruolo. Fu quel film, con la sua ironia da noir contemporaneo, a mostrare che l’attore poteva reggere un ruolo da protagonista sul grande schermo, fuori dagli schemi della fiction.
Da lì i ritorni si susseguono con una regolarità che pochi altri divi hollywoodiani hanno mantenuto nel tempo: nel 2000 con Fratello, dove sei? dei fratelli Coen, commedia on the road ambientata nel profondo Sud americano. Nel 2003 con Prima ti sposo, poi ti rovino, ancora dei Coen, al fianco di Catherine Zeta-Jones, ormai attore affermato e non più soltanto una promessa.
L’esordio come regista
Nel 2005 arriva alla Mostra anche come regista, con Good Night, and Good Luck, il film dedicato alla battaglia tra il giornalista Edward R. Murrow e il senatore Joseph McCarthy. A Venezia vince il premio per la migliore sceneggiatura, un riconoscimento che lo consacra come autore e non più solo interprete. Il film arriverà poi a sei candidature agli Oscar, tra cui regia e sceneggiatura originale, ma agli Academy Awards non porterà a casa nessuna statuetta: la vittoria resta quella veneziana.
Seguono altri passaggi importanti: nel 2007 Michael Clayton, il thriller legale che gli vale la quarta candidatura all’Oscar come attore; nel 2008 Burn After Reading con Brad Pitt, commedia nera dei Coen, nel 2009 L’uomo che fissa le capre, presentato al braccio dell’allora fidanzata Elisabetta Canalis, con settimane di titoli sui rotocalchi italiani che seguirono la coppia più del film stesso. Nel 2013 torna al Lido con Gravity di Alfonso Cuarón, accanto a Sandra Bullock, film di apertura di quell’edizione e poi trionfatore agli Oscar tecnici.
Un rapporto stretto con l’Italia
Il rapporto con l’Italia non si esaurisce sul tappeto rosso: c’è la casa sul lago di Como, meta abituale delle sue estati, e c’è Venezia, scelta nel 2014 per sposare l’avvocatessa per i diritti umani Amal Alamuddin, in una cerimonia che per giorni ha catalizzato l’attenzione dei media di tutto il mondo.
Tra le sue apparizioni più recenti al Lido ci sono Wolfs, al fianco di Brad Pitt, accolto tra balletti e siparietti sul tappeto rosso, e Jay Kelly di Noah Baumbach, in cui interpreta un attore hollywoodiano alle prese con le scelte della propria vita, in un ruolo ricco di rimandi alla sua stessa parabola artistica.
Gli Oscar
Il Leone d’oro alla carriera si aggiunge ai due Oscar già conquistati, quello come attore non protagonista per Syriana e quello come produttore di Argo. Fuori dal cinema resta il suo lungo impegno umanitario sui diritti umani e sulle crisi in Darfur e Sudan, che gli è valso anche la nomina a Messaggero di Pace delle Nazioni Unite.
Le posizioni anti-Trump
Clooney è anche da molti anni protagonista del dibattito pubblico americano. Vicino al Partito Democratico, ha sostenuto le campagne di Barack Obama e di Joe Biden, ma nel 2024 ha sorpreso gli stessi democratici firmando sul New York Times un editoriale in cui chiedeva a Biden di ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca dopo il confronto televisivo con Donald Trump. Da allora il dissidio con il nuovo presidente si è fatto sempre più duro: Trump lo ha attaccato più volte, (come del resto ha fatto con Bruce Springsteen) definendolo un attore “di seconda categoria” e accusandolo di fare propaganda politica, mentre Clooney ha continuato a contestarne le posizioni sulla libertà di stampa, sui diritti civili e sulla politica estera. Un impegno che da molto tempo attraversa anche il suo cinema, da Good Night, and Good Luck, dedicato alla sfida del giornalista Edward R. Murrow al maccartismo, a Le idi di marzo, fino a Suburbicon, dove il racconto del potere si fa riflessione sull’America contemporanea.
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