Итальянский Финансы
03.09.2026 Читать источник
ИИ-бум поднимает котировки итальянских компаний: от чипов до водородных двигателей

Рост инвестиций в искусственный интеллект стимулирует итальянский рынок, где индекс AI Euronext Growth за год вырос на 17%, а выручка 28 публичных компаний увеличилась на 16,3%. Успех демонстрируют лидеры отрасли: Stmicroelectronics, чей акционерный капитал вырос на 96% благодаря развитию фотоники, и Mare Engineering Group, получившая контракт на создание водородных систем с элементами ИИ.
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Il boom dell’intelligenza artificiale non sta premiando soltanto i grandi produttori internazionali di chip e i colossi dei data center. La crescita degli investimenti nell’IA sta sostenendo le aziende italiane che si occupano di questo settore e della filiera dei semiconduttori. Due mondi strettamente collegati tra loro.
Che sia un mercato molto attivo lo dimostrano le realtà italiane che investono negli algoritmi: un esempio è ciò che fuori dal mercato azionario ha creato Engineering, che ha sviluppato EngGPT 2, la piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale che è al centro di IS-IA, l’approccio architetturale basato sul concetto di intelligenza artificiale italiana, governabile e sicura. Sono invece 28 le società attive sul fronte degli algoritmi e che sono quotate a Piazza Affari: hanno una capitalizzazione complessiva di 1,2 miliardi di euro. Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Ecm di Irtop consulting sull’indice Euronext Growth Milan, l’AI index ha registrato una performance del +17% nel 2025 e del +11% nei primi quattro mesi del 2026. Le 28 società, secondo il report, hanno aumentato del 16,3% nel 2025 rispetto al 2024 il loro fatturato complessivo, attestandolo a una quota che ha raggiunto 1,078 milioni di euro. È sul fronte dei semiconduttori che si trovano i risultati migliori. Technoprobe ha guadagnato oltre il 152% da inizio anno e circa il 300% rispetto ad agosto dello scorso anno, mentre Stmicroelectronics è salita di circa il 96% e Prysmian intorno al 41%. L’espansione dell’IA aumenta la domanda oltre che di questi materiali, anche di memorie, sistemi di collegamento e tecnologie per il loro controllo. È in questo spazio che si colloca Technoprobe, azienda italiana specializzata nelle probe card, le interfacce che permettono di verificare il funzionamento dei semiconduttori quando sono ancora sul wafer di silicio, la sottile lastra sulla quale vengono realizzati i circuiti e dalla quale vengono poi separati i singoli chip. Technoprobe è specializzata soprattutto nelle probe card verticali basate sulla tecnologia Mems, che combina tecniche di microelettronica e micromeccanica. «Sono l'interfaccia che permette di verificare il funzionamento di un chip quando è ancora sul wafer di silicio, e poi nel collaudo che precede il packaging», spiega Roberto Crippa, vicepresidente del consiglio di amministrazione. «Con l’IA, quindi, questa fase assume un peso maggiore: interconnessioni più dense e sistemi più complessi rendono più costoso individuare un difetto quando il chip è già stato assemblato.
LA SCOMMESSA
I conti spiegano una parte importante del rialzo del titolo. Nel primo semestre Technoprobe ha realizzato 464,1 milioni di euro di ricavi, in aumento del 42,4%. L’Ebitda, cioè il margine operativo lordo, è cresciuto del 93,8%, a 206,2 milioni, con un margine del 44,4%. Il risultato lordo ha raggiunto 249,6 milioni, in aumento del 65,7%. A trainare il gruppo è soprattutto la domanda legata all’IA e ai data center, insieme a una lieve ripresa del mercato dei prodotti elettronici di consumo e a un recupero selettivo dell’automotive e dell’industria. Per il 2026 la società prevede ricavi compresi tra 1,05 e 1,10 miliardi e un margine operativo lordo del 46-48%. Per accompagnare la crescita investirà circa 350 milioni entro il primo trimestre 2027, con circa l’80% destinato all’Italia. Il piano comprende nuovi macchinari per Logic e Hbm, cioè memorie ad alta velocità utilizzate anche nei sistemi di IA, un aumento della capacità produttiva e un nuovo stabilimento a Cernusco Lombardone (Lecco). Dopo il rialzo di circa il 300% in un anno, il mercato attribuisce alla società aspettative elevate. Deutsche Bank ha indicato un obiettivo di 42 euro per azione, mentre Equita ha portato il proprio a 39 euro, sottolineando il potenziale legato all’IA, alle memorie ad alta larghezza di banda e alla fotonica. Nella stessa filiera, ma in una posizione diversa, si trova Stmicroelectronics.
Il gruppo italo-francese, con una forte presenza industriale e di ricerca in Italia, produce semiconduttori destinati a numerosi settori, dall’automotive all’industria fino alle infrastrutture digitali. Il titolo ha guadagnato circa il 96% da inizio anno. Per il gruppo la crescita dell’IA significa anche una maggiore necessità di tecnologie capaci di trasferire rapidamente grandi quantità di dati e di alimentare sistemi di calcolo sempre più potenti. Stmicroelectronics sta puntando sulla fotonica al silicio, una tecnologia che utilizza la luce per trasmettere i dati. A marzo ha avviato la produzione in grandi volumi della piattaforma Pic100 su wafer da 300 millimetri, destinata ai grandi operatori tecnologici, con l’obiettivo di quadruplicare la capacità entro il 2027. Più a valle, ma sempre collegata alla crescita dei data center, si trova Prysmian. La società non produce semiconduttori, ma cavi e sistemi per la trasmissione dell’energia e dei dati, necessari per costruire e collegare le grandi infrastrutture digitali. Il titolo è salito di circa il 41% da inizio anno e di oltre il 60% negli ultimi dodici mesi. Nel secondo trimestre il segmento Digital Solutions, che comprende anche i cavi ottici, ha registrato una crescita organica del 18%, mentre la divisione Industrial & Construction è cresciuta del 9,1%, sostenuta anche dalla domanda dei data center in Nord America. A luglio Prysmian ha annunciato un accordo decennale con Molex, per un valore complessivo fino a circa 5,5 miliardi, per la fornitura di cavi ottici destinati ai data center. A completare il quadro c’è Spea, società di Volpiano, nel Torinese, fondata nel 1976 e specializzata nella progettazione e produzione di sistemi automatici per il collaudo di semiconduttori, schede elettroniche, sensori e dispositivi Mems. Non è quotata, ma opera in una fase della filiera direttamente interessata dalla crescente complessità dei chip. I suoi sistemi permettono di verificare il funzionamento dei componenti e individuare eventuali difetti prima che arrivino sul mercato.
IL MONDO TECH
Va bene anche per le altre aziende italiane quotate in Borsa Italiana che si occupano di tech e che puntano all’innovazione per presentarsi non solo sugli scenari nazionali. Il titolo di Mare Engeneering Group è salito del 24% da inizio anno. Proprio di recente l’azienda è stata selezionata per l’esecuzione di un programma tecnologico europeo dedicato all’aviazione all’idrogeno e che è finanziato dalla commissione europea. Mare Group svilupperà il sistema di combustione dell’idrogeno liquido dal serbatoio alla cella a combustibile con una componente di controllo predittivo basata sull’intelligenza artificiale, curando dalla progettazione alle prove sperimentali su componenti e integrando i risultati in un dimostratore a terra. Questa di fatto è un’ulteriore estensione dello sviluppo dei serbatoi criogenici per l’idrogeno liquido nei programmi Clean aviation già in corso. Sempre nei primi otto mesi del 2026 sono cresciute del 23% le azioni della sustaintech corporation napoletana Tecno che ha chiuso il 2025 con un Ebitda a 6,1 milioni (+52% rispetto a quanto era stato registrato nel bilancio 2024). Ed è salito di oltre il 9% il prezzo delle azioni di Creactives Group, società che sviluppa tecnologie di intelligenza artificiale nel campo della supply chain. I mercati sorridono poi anche a Datrix. Il gruppo che acquisisce e supporta la crescita di Pmi verticali integrando l’IA nelle loro tecnologie ha avuto nei primi nove mesi dell’anno un aumento del 5,2% del valore delle proprie azioni.
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