Итальянский Культура
06.07.2026 Читать источник
В Сене пройдет музыкальный фестиваль «Острова» с программой, посвященной 100-летию Ханса Вернера Генце

С 7 июля по 1 сентября в Академии музыкальной Чигиана в Сене состоится фестиваль под названием «Острова», где будет исполнено 42 произведения композитора Ханса Вернера Генце. Мероприятие также включает премьеру Концерта для Италии с участием Даниэля Хардинга и Стефано Боллани, а также выступления молодых дирижеров и исполнителей.
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Il compositore Nicola Sani è dal 2015 direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana di Siena che, oltre che una super scuola di musica, d’estate (e non solo) diventa anche un raffinatissimo Festival.
Il programma 2026 s’intitola “Isole“. Perché?
"Perché paradossalmente non esistono isole veramente isolate: le visitiamo e ce ne appropriamo. Fuor di metafora: proponiamo luoghi di energie sonore e di culture musicali, in sé compiuti ma collegati al piacere della scoperta, dalla polifonia alla musica di oggi e di domani, fino all’elettronica e all’intelligenza artificiale. Un mio ciclo di composizioni s’intitola “Non tutte le isole hanno intorno il mare“. Ogni concerto a modo suo è un’isola, ha un pensiero e una logica".
E poi c’è il centenario di Hans Werner Henze con relativo “focus“.
"Lungo tutto il festival, da domani 7 luglio al primo settembre, eseguiremo 42 sue composizioni. Anche per lui le isole sono state fondamentali: Ischia negli anni Cinquanta e Sessanta, Cuba con cui ebbe rapporti anche culturali e politici, le isole del Kenya nell’ultima parte della vita. Ma anche la Berlino Ovest del Muro era a suo modo un’isola, e un’isola di cultura tedesca ma frequentata dai grandi esponenti di quella italiana, da Visconti a Morante, il Cantiere di Montepulciano, la sua casa di Marino".
Henze non è mai stato amato dall’avanguardia. Dopo un secolo, pare incredibile domandarlo, è perdonato?
"Con il senno di poi, oggi tante contrapposizioni appaiono superate. È vero che Henze era guardato con sospetto dall’establishment di Darmstadt, dove pure si era formato e con cui ebbe sempre rapporti personali, da Boulez a Nono. La realtà è che non fu affatto lontano dalle conquiste dell’avanguardia, che anzi fece proprie: era diverso il suo alfabeto espressivo. Anche la sua adesione alla dodecafonia fu sempre libera e mai dogmatica. Henze non è affatto un neoromantico: certo, è un continuatore della tradizione tedesca che passa per Strauss, Hindemith e Schönberg, ma deve molto a Stravinskij e Debussy e non trascura le conquiste dell’avanguardia post-weberniana".
Faccia il direttore artistico e indichi i tre appuntamenti del suo cartellone che non si possono proprio perdere.
"Soltanto tre? Intanto proprio quello iniziale, il Requiem di Henze, un capolavoro, la sintesi del suo pensiero. Poi il Concerto per l’Italia in piazza del Campo con l’Orchestra di Santa Cecilia, Daniel Harding e Stefano Bollani per la prima volta insieme. È un po’ il concerto di Capodanno dell’estate cui segue, la sera dopo, sempre in piazza, quello dei giovani direttori del corso di Daniele Gatti e Luciano Acocella, solista una violoncellista di 13 anni, Charlotte Melkonian, che è un fenomeno. Infine, la Messa in si minore di Bach con il Mozarteum di Salisburgo e il Coro della Cattedrale di Siena intitolato al nostro fondatore Guido Chigi Saracini".
Cosa serve alla Chigiana?
"In questi anni è molto cresciuta, siamo passati dai 6mila spettatori del 2015 ai 70mila (su tutto l’anno) di oggi. Facciamo 32 corsi con più di 500 allievi e il cartellone propone circa 120 eventi in venti siti a Siena e trenta fuori, con più di mille artisti. Il modello è quello delle grandi accademie internazionali che diventano anche un Festival, come Tanglewood, Verbier, Lucerna, Aspen. Il bilancio si basa sul 48% di risorse pubbliche e 52 private, il che va bene. Va bene anche essere usciti dalla monocrazia del Monte dei Paschi, che peraltro con la sua Fondazione resta fra i principali sostenitori, per arrivare a un pluralismo di sponsor. Ma certo più risorse sarebbero benvenute. E, poiché la Chigiana esce sempre più dal suo palazzo, anche grazie alla collaborazione con il Comune di Siena, adesso serve un auditorium".
A proposito di palazzo Chigi Saracini: è uno scrigno di capolavori. Il suo preferito?
"Di sicuro L’adorazione dei Magi del Sassetta. Perché sono un grande fan dei Magi, personaggi che uniscono culture e religioni, Oriente e Occidente, e perché è uno dei capolavori assoluti del Quattrocento".
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