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05.09.2026 Читать источник
Bea Wheeler: от вирусного хита до мировой поп-звезды — интервью Cosmopolitan

22-летняя певица Bea Wheeler, ставшая мировым феноменом после включения трека «Rich» в сериал Off Campus, рассказала об эволюции своего бренда и новом сингле «Ballet pumps». В эксклюзивном интервью она поделилась историей своего первого выступления перед 80 тысячами зрителей в Норвегии и поддержала движение женского эмпowerмент в современной музыке.
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Оригинальный контент
Intervista a Bea: singolo Ballet Pumps e la canzone di Off Campus
Da un giorno all'altro, la vita di Bea Wheeler è cambiata per sempre: sono bastati pochi secondi del suo brano " Rich " inclusi nella colonna sonora della serie cult Off Campus per trasformarla nel nuovo fenomeno del pop al femminile mondiale. Bea, che ha solo 22 anni, ha però molto altro da raccontare a livello artistico ed è tutt'altro che la solita star one hit wonder. Dallo scorso 28 agosto è infatti disponibile nelle radio italiane " Ballet pumps ", il suo nuovo singolo: Cosmopolitan l'ha intervistata in esclusiva, ecco tutto quello che ci ha raccontato.
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L'identità artistica e il peso delle aspettative
Abbiamo raggiunto l'artista al telefono, mentre si trovava nella splendida Venezia (per la prima volta), proprio negli stessi giorni della Mostra del Cinema.
Ciao Bea, perché hai deciso di cambiare il tuo nome "Bea and her Business" proprio ora, e in che modo questo passaggio riflette la tua evoluzione come artista? Chi è Bea oggi?
«Penso che quando me ne sono uscita con il nome "And Her Business" avevo 15 anni. Ed ero fondamentalmente immatura... Quando ho pensato a quel nome, mi stavo solo dicendo: " Cosa farebbe la ragazza più cool della mia scuola?". Ed ero solo una ragazzina che cercava di fare un po' la trasgressiva. Ora ho 22 anni, quindi sono passati 7 anni da quando ho ideato quel nome per la prima volta. E penso abbia iniziato a sembrarmi un po'... un po' una trovata commerciale, ecco. Adesso mi sento cresciuta, ho passato un anno difficile perché sono stata male, ma ho avuto tempo per pensare e rivedere il mio progetto, mi si è chiarita la visione artistica. Non vedo l'ora di poter evolvere ancora».
Con " Ballet Pumps " affronti il tema dell'esaurimento emotivo. Perché credi che oggi facciamo così tanta fatica ad accettare e mostrare le nostre fragilità?
« La sensibilità, la delicatezza e il piangere davanti alle persone v iene vista come una cosa imbarazzante. Ti senti in imbarazzo come essere umano quando scoppi in lacrime di fronte a qualcuno. E mi sembra che ci sia questo strano fenomeno per cui cercano tutti di fare i duri. Tutti cercano di mostrarsi imperturbabili. Tutti devono sempre avere tutto sotto controllo. Ma alla fine, semplicemente non è la realtà. Guardate le vite di tutti quanti online. Vediamo gli abiti perfetti, i ristoranti perfetti, le foto perfette, gli amici perfetti e i sorrisi perfetti. Ma, in fin dei conti, questa non è la realtà. E così, quando immancabilmente finiamo per mostrare la nostra sensibilità o se ci sentiamo molto emotivi, ci sembra strano. È come se tu finissi per colpevolizzarti solo perché provi delle emozioni. E quindi sì, insomma, penso che i social media siano decisamente parte del problema, nel senso che abbiamo queste vite idealizzate e questa concezione perfetta di ciò che dovremmo essere, quando nella realtà nessuno di noi è davvero così a porte chiuse. Penso sia un brano bello ed entusiasmante, una di quelle canzoni catartiche che in fondo sono parecchio tristi, ma su cui puoi comunque ballare».
Taylor Swift una volta ha detto «un uomo ha il diritto di reagire, ma se lo fa una donna è esagerata». Pensi che la pressione di non poter mai esprimere rabbia o frustrazione sia a carico soprattutto delle donne? Stiamo finalmente raggiungendo un punto di rottura?
«Assolutamente sì. Credo sia un tema che riguarda da vicino soprattutto le donne. Spesso l'essere sensibili o delicate viene usato come un insulto denigratorio: ci si sente dire di continuo "sei troppo emotiva", come se fosse una colpa. Ma la risposta dovrebbe essere semplice: sarò emotiva se e quando mi va. È un atteggiamento esasperante, che punta a farti sentire piccola e che ti sminuisce. Ecco perché questo brano è così audace: rivendica il coraggio di provare ciò che si sente, senza filtri. Se hai voglia di piangere, piangi. E se un uomo prova a dirti che sei troppo sensibile, che vada a quel paese!».
C'è stato un momento specifico nella tua vita in cui hai raggiunto il tuo "punto di ebollizione" in questo senso, e come l'hai gestito?
«Sì, credo di aver vissuto il mio punto di rottura lo scorso anno. A essere onesta, collego tutto al parassita che ho contratto l'anno scorso: non sapevo di averlo e mi ha fatto piombare in una profonda depressione. Continuavo a vomitare, a piangere, con il sistema nervoso completamente in tilt. Pensavo fosse solo un crollo mentale. Non potevo allenarmi né lavorare. Alla fine il mio corpo mi stava dicendo che dovevo fermarmi. Io odio fermarmi, detesto stare da sola con i miei pensieri, sono una persona che corre sempre a ritmi insostenibili. Quell'infezione mi ha costretta a uno stop forzato, spingendomi a riesaminare le mie relazioni, la mia carriera e me stessa. È stato un periodo durissimo, ma da lì è nata " Ballet Pumps ". Prima non mi permettevo di provare nulla, andavo avanti e basta. Questa crisi è stata fondamentale per ritrovarmi, come artista e come persona».
Sembra che stiamo vivendo un'era d'oro per le donne nel pop: penso a cantanti come Freya Ridings, di cui aprirai il tour, ma anche all'ascesa irrefrenabile di artiste come RAYE, Tate McRae e Sienna Spiro. Come ci si sente a far parte di questo movimento? Senti c'è un cambiamento in atto?
«Certo, è un periodo in cui le donne stanno davvero spaccando. È fantastico. Pensa al festival Daisy Chain organizzato da Olivia Rodrigo, con una line-up interamente femminile: un evento incredibile, gestito da donne, che è diventato un vero e proprio simbolo di empowerment ed energia femminile. Oggi la scena è piena di artiste forti, determinate e con una visione chiara. È un momento meraviglioso».
Il fenomeno Off Campus e il boom virale
Non potevamo certo dimenticarci del fatto che se oggi tutti parlano di lei è anche e soprattutto grazie allo show con protagonisti Ella Bright e Belmont Cameli!
Come è arrivata " Rich " nella colonna sonora di Off Campus, e cosa ti è passato per la testa la prima volta che hai visto il tuo brano abbinato a quella scena?
« Mi è arrivata un'email circa sei mesi prima dell'uscita della serie. Non avevo letto i libri, quindi non sapevo cosa aspettarmi: ho dato l'approvazione pensando semplicemente "Che bello, useranno Rich in uno show in tv" e poi me ne sono quasi dimenticata. Quando la serie è uscita, le persone hanno iniziato a scrivermi nei DM: "Oddio, ho appena sentito la tua canzone in Off Campus!". Non capivo cosa fosse, così sono andata a ripescare le vecchie mail e solo in quel momento ho capito. Sono corsa a guardare il primo episodio e, dopo appena sei minuti, è partita la canzone! Hanno tenuto praticamente la prima metà intera del brano: è stato assurdo. Poi ho pubblicato un video a riguardo pensando che lo avrebbero visto in pochi, e invece è andato virale. Lì ho compreso quanto la serie stesse diventando un fenomeno globale da numeri record».
Per chi non la conoscesse ancora, di cosa parla esattamente "Rich"?
«Ho scritto quel brano in un periodo simile a quello di "Ballet Pumps", ma con un obiettivo diverso: volevo ritrovare un po' di gioia. A vent'anni mi rendevo conto di non uscire più, non andavo a divertirmi con gli amici, vivevo praticamente in ibernazione a casa tra tazze di tè, TV e letto alle nove di sera. " Rich" è nata proprio come una ricerca di adrenalina, ma anche come un promemoria sull'importanza dell'amicizia. Era un invito rivolto a me stessa: "Forza, chiama i tuoi amici, uscite a bere un margarita e rilassati!". Dopo essermi sentita così bloccata e tesa per tanto tempo, la canzone mi ricordava semplicemente che la vita è fatta per divertirsi».
Tu sei una fan dell'universo di Off Campus? Hai un personaggio o una coppia preferita tra Garrett, Hannah e gli altri?
«Assolutamente sì! Ho divorato la serie e sono rimasta totalmente spiazzata. Può sembrare superficiale, ma sono tutti incredibilmente belli! Nella prima stagione la mia coppia preferita è stata sicuramente quella formata da Dean e Allie. Credo che la loro storia sia stata davvero avvincente, misteriosa e con quell'atmosfera da "questione in sospeso": si piacciono tantissimo, ma non si buttano del tutto e fanno le cose di nascosto da tutti. Sento che nella seconda stagione questa dinamica esploderà, e non vedo l'ora di vederla sviluppare. Ah, e poi ho amato alla follia la scena nella vasca da bagno con il dildo rosa: sono rimasta letteralmente ossessionata!».
Qual è la tua strategia per trasformare un ascoltatore occasionale, che magari ti ha scoperta tramite una clip di 15 secondi in TV o sui social, in un fan fedele che acquista il biglietto per un tuo concerto?
«Credo si tratti di creare una reale connessione e una community, offrendo alle persone qualcosa di cui sentirsi parte. Il mio obiettivo principale è intensificare il contatto umano dal vivo attraverso più concerti ed eventi dedicati ai fan. Avendo mosso i primi passi durante il periodo del COVID, ho accumulato moltissima esperienza digitale, ma ho perso una parte fondamentale della dimensione dal vivo. Ora voglio concentrarmi soprattutto su questo: proporre esperienze dal vivo coinvolgenti e divertirmi insieme al pubblico in presenza, perché alla fine è proprio questo ciò che ci è mancato di più negli ultimi anni».
Hai avuto l'opportunità di parlare o scambiare due parole con i protagonisti della serie come Ella Bright o Belmont Cameli?
«Purtroppo non ancora, ed è un vero peccato! C'è stato un party di lancio di Off Campus a Los Angeles a cui avrei dovuto partecipare, ma negli stessi giorni ero impegnata con le date dei concerti di Katy Perry, quindi ho dovuto saltarlo con grande dispiacere. Sarebbe stato divertentissimo incontrare tutto il cast dal vivo. Chissà, magari succederà in occasione della seconda stagione... e perché no, magari con un altro mio brano all'interno della colonna sonora! Incrociamo le dita».
La dimensione dal vivo: dai grandi festival agli show intimi
Bea oggi dovrà riuscire anche a farsi le ossa in un mondo super competitivo, dove spesso il successo delle canzoni dura giusto il tempo che gli viene concesso dall'algoritmo. Ecco perché la dimensione live è così importante per lei.
Cosa ti sei portata a casa dall'esperienza di aprire i concerti di un'icona come Katy Perry?
«Lei è davvero un fenomeno, fa morire dal ridere ed è super autentica. La cosa più bella è che sul palco è rimasta sé stessa al 100%, non si è trasformata nella solita popstar-robot programmata a tavolino. Quando l'ho conosciuta dal vivo mi ha colpito per quanto fosse calorosa: ti fissa con questi occhi azzurri enormi che ti leggono dentro. E poi se ne frega di tutto: c'era gente che le diceva di correre sul palco e lei "Ma manco per sogno, sto facendo un TikTok!". Una forza della natura, davvero d'ispirazione vederla in azione nel backstage. Tra l'altro, dopo tutto quello che ha vissuto...»
Il tuo primissimo concerto in assoluto si è tenuto davanti a migliaia di persone in Norvegia: cosa passa davvero per la testa quando ci si trova di fronte a una folla di quelle dimensioni?
«All'epoca non avevo nemmeno il tempo di realizzare cosa stesse succedendo. Avevo appena pubblicato il mio brano ed ero di ritorno da una settimana di vacanza con gli amici quando mi hanno detto: "Si va in Norvegia". Mi avevano accennato a un pubblico di circa 10.000 persone. Per me erano già tantissime, ma non avendo mai suonato davanti a un vero pubblico non avevo alcun metro di paragone per capire se fossero molte o poche. Poi, una volta scesa dal palco, il team mi fa: " Allora Bea, sappi che c'erano circa 80.000 persone!". Tutti mi avevano tenuto nascosto il dato reale per non farmi prendere dal panico. Sono rimasta completamente senza parole!».
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