Итальянский Спорт
09.09.2026 Читать источник
В Финляндии прошли мировые чемпионаты по игре на «воздушной» гитаре: от ностальгии по 90-м до политического протеста

В столице Финляндии завершились мировые чемпионаты по Air Guitar, где участники без инструментов выражали эмоции и социальные послания через имитацию игры на гитаре. Среди победителей оказалась американка Николь Севчик, выступавшая под псевдонимом Mom Jeans Jeanie, которая превратила случайное участие в профессиональную карьеру, исследующую темы материнства и женской идентичности.
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Air Guitar Finlandia: il significato di Make Air, Not War
Ciao.
(Stringo con un filo d’imbarazzo l’asciugamano attorno allo sterno).
Ciao.
(Mi rivolge il sorriso che si fa a una parvenue delle saune).
Eccoci.
(Mi tende una birra).
(Una birra in una sauna, sono davvero in un paese civile, sorrido).
Caldo. Mi scuso già se fra 10 minuti dovrò uscire a riprendere aria.
Tranquilla è questione d’abitudine.
Vedrai che non è la classica sauna a cui sei abituata, in Finlandia sono molto meno umide.
È un po’ il nostro bar, ci si dà appuntamento e si sta le ore a chiacchierare.
Un’ora e mezza dopo scoprirò che Nicole Sevcik in “arte Mom Jeans Jeanie" e “ The Devil's Niece " nom de plume di Aline Westphal Behold, campionesse mondiali di air guitar, avevano ragione. Nessuno svenimento sfiorato. Testimoni, peraltro, di un evento che difficilmente si verificherà ancora, un mio tuffo nelle gelate acque del fiume di Oulujoki che si dirama per tutta Oulu, Finlandia.
È nella Capitale della Cultura 2026 che si svolgono, dal 1996, i campionati mondiali di Air Guitar, la non-solo pratica, non-solo hobby, non-solo sport, non-solo intrattenimento che consiste nel “far finta” di suonare una chitarra su una base di canzoni celebri. Una forma di liberazione/narcisismo antesignana dei video in lipsync di TikTok, di Non è la Rai, dei nostri pomeriggi di fronte allo specchio con le cuffie o lo stereo a palla. Scagli il primo plettro chi non l’ha mai fatto…
Io lo faccio ancora oggi. Perché, a quasi 35 anni, non ho mai fatto fede all’ormai antica promessa che avevo fatto a me stessa di imparare a suonare davvero uno strumento. Sono volata fino in Finlandia (menzione speciale a Finnair e ad una delle business lounge più coccola di sempre) per scoprire cosa significa uscire dalla propria cameretta e “suonare” coraggiosi davanti a un enorme pubblico offline e online.
Prima che pensiate si tratti solo di invasati e metallari “che non ce l’hanno fatta”, piccolo appunto. L’ Air Guitar World Championships, nato da una costola dei Music Videoclip Awards (sì, in Finlandia c’è un festival per tutto), è una kermesse pacifista travestita da gioco. Il motto del campionato mondiale è, infatti, Make Air, Not War, “perché chi imbraccia una chitarra invisibile non può impugnare un’arma”. Dietro il lato assurdo e liberatorio della performance c’è quindi una piccola utopia molto seria: trasformare il ridicolo in un linguaggio comune contro la guerra. Il significato ufficiale è proprio questo: promuovere la pace nel mondo attraverso un gesto collettivo, ironico e disarmato.
Quindi non è solo “fare finta di suonare”?
Assolutamente no. O meglio: sì, fai finta di suonare, ma dentro c’è molto di più. C’è storia del rock, cultura pop, presenza scenica, teatro, sport, mimo. È una cosa molto più seria di quello che sembra quando la vedi per la prima volta.
Per chi non ha mai visto una gara: come si suona una chitarra che non esiste?
Aiuta sapere com’è fatta una chitarra vera: il peso, la forma, la posizione, la logica delle corde. Poi devi immaginare che non ci sia, ma continuare a sentirla. Anzi, con una chitarra invisibile hai molte più possibilità: puoi lanciarla, spaccarla, farla volare via. E poi, un secondo dopo, è di nuovo lì.
Nella vostra testa toccate davvero le corde?
Sì, è tutto immaginazione. Però devi renderlo visibile. Se guardi un vero chitarrista, spesso sulla tastiera non succede così tanto, anche se tu senti tantissimo. Nell’air guitar devi ingrandire tutto: più scenico, più teatrale, più drammatico. Se hai migliaia di persone davanti e fai solo piccoli movimenti, non arriva niente. Devi trasformare l’invisibile in qualcosa che il pubblico possa vedere.
Come ci si allena per una disciplina così?
Si ripetono i movimenti, come nello sport. Si studiano i chitarristi veri: il windmill, la duck walk di Angus Young, tutte le cose iconiche. Quando ascoltiamo musica, le nostre dita si muovono da sole. A volte è anche fastidioso, perché magari vorremmo ascoltare il testo, ma sentiamo sempre le chitarre. A un certo punto ogni nota è nella testa e nel corpo.
L’air guitar è più concerto, coreografia o performance?
Tutte queste cose insieme. È show, è concerto, è coreografia, è teatro. E poi c’è una parola difficile da spiegare: "airness". È quando succede qualcosa. Hai tecnica, presenza, energia, momento, flow, e all’improvviso si crea una specie di magia. Non puoi descriverla bene, ma quando c’è, la senti.
Cosa vi ha insegnato sul corpo e sulla libertà di occupare spazio?
Che puoi prenderti spazio in molti modi diversi. L’air guitar combina recitazione, sport, mimo, musica. Ogni performer prende qualcosa da un linguaggio diverso. Per questo è una forma d’arte vera, non solo una persona ubriaca in un club con tre birre che si muove sulla musica.
Qual è il cliché peggiore sull’air guitar?
Il classico uomo ubriaco nell’angolo di un club metal, maglietta dei Metallica, capelli lunghi, completamente fuori controllo. È quello che molte persone immaginano. A volte siamo ridicoli, certo. Ma “siamo ridicoli in modo serio”. Siamo giullari professionisti.
È (ancora) un mondo molto maschile/maschilista?
Sì, lo è ancora. Quando ho partecipato io, le donne erano pochissime. Oggi va meglio, ci sono performer molto forti, per esempio Nanami dal Giappone, che ha vinto più volte. Però resta una scena molto legata a un immaginario maschile: smorfie, movimenti aggressivi, pose da cattivo ragazzo. A molte donne viene insegnato a essere belle, composte, a non fare facce strane. Invece qui devi anche permetterti di essere brutta, potente, assurda. Sono speranzosa per il futuro.
Chi può fare air guitar?
Chiunque. Davvero chiunque. Non importa il corpo che hai, le tue abilità fisiche, da dove vieni o quanto sei atletico. L’air guitar è per tutti. Devi solo trovare una canzone, un personaggio, un motivo per salire sul palco e lasciarti andare.
Che cosa rappresenta per voi l’air guitar?
Un modo di esprimersi attraverso la performance. Può essere semplicemente un’esplosione creativa: magari passi tutto il giorno in ufficio, non hai mai uno spazio per fare qualcosa di assurdo, libero, tuo. E poi arrivi lì, hai un minuto sul palco e puoi lasciar uscire tutto. Ma può anche essere un messaggio. Può parlare a una stanza, a una città, al mondo. Dipende da te. Puoi fare una cosa stupidissima e bellissima solo per divertirti, oppure puoi usare quel minuto per dire qualcosa che ti interessa davvero.
Quindi l’air guitar può essere anche politica?
Può esserlo, sì. Non deve esserlo per forza, ma può. È una piattaforma. E come tutte le piattaforme, puoi usarla per portare quello che vuoi: una frustrazione, una battuta, un’idea, una critica, un desiderio di cambiamento. La cosa incredibile è che non serve una vera chitarra. Non serve neanche saper suonare. Serve il corpo, serve l’immaginazione, serve il coraggio di sembrare ridicoli per un minuto. E dentro quel ridicolo, a volte, passa qualcosa di molto serio.
Quindi non è solo una cosa comica?
No, anche se ovviamente può essere molto divertente. Può essere un messaggio per la stanza, per la città, a volte anche per il mondo. Dipende da cosa vuoi portare sul palco. La cosa bella è che non esiste un modo giusto di farlo.
Che cosa succede in quel minuto?
Succede che il palco è tuo. Puoi liberarti, puoi fare una cosa assurda, puoi diventare un personaggio, puoi esagerare, puoi mandare un messaggio. È come un karaoke, ma più fisico, più teatrale, più folle. Per me è stata una forma di rilascio emotivo e artistico. E più andavo avanti, più i miei personaggi diventavano anche portatori di messaggi.
La cosa più importante che vi ha dato l’air guitar?
Una comunità, prima di tutto. Un modo per trasformare emozioni e frustrazioni in qualcosa di creativo. Il permesso di essere stupida, teatrale, vulnerabile, rumorosa. Personaggi che all’inizio sembravano solo divertenti, ma che poi sono diventati un modo per parlare di cose vere. I nostri personaggi nascono come uno scherzo. Però a volte è proprio attraverso lo scherzo che riesci a dire le cose più sincere.
Che cosa rende speciale questa comunità?
Il fatto che puoi arrivare da qualsiasi cultura, parlare qualsiasi lingua, magari capirti appena con Google Translate, eppure condividere comunque la stessa energia. Puoi ballare, ridere, salire sul palco, capire cosa sta succedendo anche senza tradurre tutto. È lì che l’idea della “world peace” dell’air guitar smette di sembrare solo uno slogan. Perché se persone completamente diverse riescono a incontrarsi così, a divertirsi insieme, a sostenersi, allora forse qualcosa si può davvero risolvere. Non dico che l’air guitar salvi il mondo, ma ti fa pensare che con il giusto spirito potremmo cavarcela molto meglio.
Che cosa resta, alla fine, dell’air guitar?
La libertà. Puoi salire sul palco e fare qualcosa che è assurdo, ma anche molto tuo. Puoi essere comica, potente, teatrale, politica, elegante, ridicola. Puoi raccontare qualcosa senza avere niente in mano. Solo il corpo, la musica e l’aria. E a volte basta.
Chi è The Devil’s Niece? "L’air guitar è una cosa serissima. Anche quando sembra una follia"
Aline, 42 anni, conosciuta sul palco come The Devil’s Niece, fa air guitar dal 2009 e prima di tutto si definisce "una fan del roc"»: Foo Fighters, Queens of the Stone Age, KISS, Metallica, heavy metal e stoner rock sono il suo immaginario naturale. Il nome nasce da lì: "Volevo qualcosa che avesse a che fare con il diavolo, l’inferno, il 666. Ma l’air guitar è rock e allo stesso tempo è finzione: non sono la moglie del diavolo, sono sua nipote". Il suo ingresso in questo mondo è stato quasi surreale: un seminario universitario in cui, per ottenere crediti, bisognava partecipare ai Campionati tedeschi. "Sembra inventato, ma è vero. All’inizio era un compito, poi mi sono innamorata". Due anni dopo ha vinto il titolo nazionale, poi quello mondiale. In mezzo, anche una tesi sulla cultura dell’air guitar, da Woodstock a Joe Cocker. "La prima lezione? Occhi chiusi, Led Zeppelin e moltissima vergogna. Dovevamo solo sentire la musica e suonare l’invisibile. Forse è lì che ho capito che occupare spazio può essere una forma di libertà".
Chi è Mom Jeans Jeanie? "Con l’air guitar hai un minuto per fare qualcosa di stupido, bellissimo o necessario"
Mom Jeans Jeanie è salita sul palco quasi per caso, durante una gara di air guitar a cui era andata solo per vedere esibirsi il marito e il fratello. "Alla fine del primo round il presentatore ha chiesto se ci fosse qualche donna pronta a provare. Mi hanno praticamente spinta avanti", racconta. Senza preparazione, ma conoscendo a memoria la canzone del fratello, ha battuto concorrenti arrivati da tutto il Paese: "Credo si aspettassero una cosa terribile, invece mi sono ritrovata al primo posto". Da lì non ha più smesso. Dopo la nascita del figlio ha creato Mom Jeans Jeanie, una mamma americana anni Novanta, premurosa e invadente, con snack e pannolini sempre in borsa: "Era una battuta, ma dentro c’erano anche il rapporto con il corpo, la maternità, il modo in cui le donne vengono guardate". Nel tempo ha portato in scena anche Mona Lisa e Lady Justice. Per lei è creatività, sfogo, comunità: "Entri per gioco, poi diventa una famiglia da cui non vuoi più scappare".
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